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La Storia

Le Origini del Libro

La storia del libro è inevitabilmente legata all'evoluzione della scrittura e dei supporti utilizzati dai nostri progenitori per scrivere.

Infatti da quando l'uomo iniziò a tracciare con regolarità dei segni, quindi a scrivere,  continua fu la ricerca di materiali maggiormente flessibili rispetto alle tavolette d'argilla.

Così abbiamo notizia di tentativi fatti sulle foglie di palma, con il lino o la corteccia degli alberi, fino ad arrivare  al papiro, il cui impiego ebbe inizio almeno dal III milennio,  e alla pergamena che furono i supporti in assoluto più utilizzati.

Per arrivare fino alla carta, vicina al nostro comune intedimento bisogna aspettare fino al  II secolo a.C con il cinese  Ts'ai Lun al quale è attribuito il primo foglio del prezioso strumento, che in Europa tuttavia arriverà rivisto e perfezionato dagli Arabi nel VIII secolo.

Nel XII secolo poi si data la prima cartiera in Spagna cui seguì una rapida diffusione della carta che arrivò così nella vicina Italia, (la carta prodotta nel nostro paese resterà  per  lungo tempo fra le più rinomate e famose),  e poi in tutta Europa.

Correva parallela o quasi nella storia, l'evoluzione degli strumenti con i quali scrivere, dalla canna appuntita sulle tavolette d'argilla, alla canna tagliata per il papiro,  fino alla penna d'oca  le cui prime testimonianze risalgono al VI secolo.

Intanto una miscela proveniente dall'Egitto rivista e perfezionata dai monaci medievali faceva conoscere al mondo l'inchiostro comunemente noto.

Gli esperimenti continuavano e dalla metà del XVIII secolo si iniziarono a trovare i primi modelli di penne stilografiche per la cui messa appunto però bisognerà attendere almeno la metà del secolo successivo. Intanto una rivoluzione epocale si prepara nel 400 con l'invenzione della stampa.

Prima di allora infatti il concetto stesso di libro è da ricondursi e rapportarsi alle risorse disponibili agli individui in termini di supporti per scrivere e divulgare i propri scritti.

Nell'antichità più che di libro possiamo parlare di manoscritto,  riferendoci in particolar modo ai papiri, alcuni risalenti all'età ellenistica, sono stati ritrovati in Egitto (ricordiamo che  Alessandria nel III secolo A.C rappresentava un importante centro culurale). Ancora ne sono stati ritrovati circa duecento nel '700 ad Ercolano in occasione degli scavi della villa dei Pisoni.

Non tanto i papiri in verità assai rari, quanto le opere di Seneca, Cicerone e Marziale raccontano del libro nell'antica Roma.

In epoca classica sappiamo per certo che il commercio di libri si diffuse molto e il lavoro di copiatura veniva per lo più affidato a schiavi greci istruiti. Il libro al quale facciamo riferimento quando parliamo di questo periodo è costituito da fogli di papiro, che venivano uniti sovrapponendo il bordo destro di un papiro sul bordo sinistro del successivo; sul bordo destro dell'ultimo papiro veniva incollato l'"umbilicus", un bastoncino in legno o avorio,  che aveva il compito di agevolare lo svolgimento dei fogli che uniti insieme venivano arrotolati.

Dal bordo esterno del bastocino pendeva l'"index", una striscia di papiro che riportava il titolo dell'opera, trascritto anche nella pagina iniziale insieme al numero di linee e colonne. Queste opere letterarie venivano per lo più conservate in vasi di terracotta e astucci di pelle.

Con il Medioevo il libro abbandona il rotolo e dal papiro passa alla pergamena; assume la forma a codice risultando di maggior comodità sia per la consultazione che per la possibilità di dotare l'opera letteraria di decorazioni ed illustrazioni.

A seguito della caduta dell'impero Romano nel XII secolo,  monasteri ed istituzioni ecclesiastiche avviano un monumentale lavoro di compilazione e copiatura dei testi; vengono trascritte le Bibbie e i commenti ai testi sacri,  ma anche opere di medicina, matematica,  astronomia e le opere degli scrittori latini.

Ma il XII secolo sarà anche il periodo in cui verranno fondate le università che in breve tempo diventeranno il centro del fermento culturale; cresce il livello di istruzione e si laicizza, la carta diventa il supporto sul quale si scrive e la compilazione dei testi smette di essere esclusivo appannaggio dei monasteri, ma entra nelle università come attività normalmente svolta dagli studenti che si occupano direttamente anche della diffusione e circolazione dei testi.

Sotto il diretto controllo delle università nascono le prime botteghe di copisti,  che trascrivono i testi dei docenti annotando il numero di copie di cui venicva fatta richiesta; a correggere eventuali errori di trascrizione erano gli stessi fruitori dei libri con delle note direttamente inserite nel testo chiamate 'glosse'.

Il libro non era rilegato, era composto di fascicoli separati  fra di loro detti "peciae", così da consentire la contemporanea operazione di copiatura da parte di più persone.

Fra il XIV e il  XV secolo si ebbe un importante rinnovato interesse per i testi dell'antichità,  di cui si avviò un intensa opera di trascrizione e commento.

E se i testi classici erano per lo più appannaggio del clero e delle classi agiate, si diffusero in maniera notevole anche le opere in volgare, adatte ad un pubblico più ampio e sempre in crescente aumento. Intanto l'attività dei copisti andava razionalizzandosi sempre più vista la rapida evoluzione e diffusione dei testi letterari; il lavoro si differenziava per mansioni e gradualmente si andava verso la produzione in serie.

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